Mose e questione morale: serve un finanziamento pubblico e trasparente alla politica se no vincerà sempre il più ricco
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L’inchiesta sugli appalti relativi al Mose non solo apre una nuova ed enorme questione morale, ma ci riporta ad una riflessione circa il rapporto tra la politica, i gruppi di pressione e i soldi.
Nel nostro Dna è ben radicata la cultura garantista, quindi prima di esprimere giudizi definitivi è doveroso aspettare il corso dei procedimenti giudiziari. Detto questo, non si può negare che siamo di fronte a probabili episodi di finanziamento illecito delle attività politiche di alcuni dei protagonisti coinvolti nella vicenda.
Sono stato in prima fila insieme a tutta Sel nella difesa del finanziamento pubblico della politica. Era e rimane, proprio alla luce dell’inchiesta sul Mose, una battaglia a difesa di un principio: le forze politiche devono essere vincolate a darsi regole democratiche al proprio interno e ricevere un finanziamento pubblico in proporzione al loro consenso. E la bussola deve essere la trasparenza della gestione economica, che è esattamente l’altra faccia della medaglia della democrazia interna.
Tra l’altro gli episodi di cui abbiamo notizia in questi giorni riguardano finanziamenti illeciti a candidati. Non a caso, proprio nella discussione alla Camera, avevo sollevato la necessità di una totale pubblicità dei finanziamenti a chiunque svolga un’attività politica e amministrativa, anche a livello locale.
Insomma, la sensazione è che potremmo pentirci amaramente della strada intrapresa qualche mese fa: non solo è iniqua ma rischia di alimentare episodi di corruzione.
Senza alcun finanziamento pubblico vincerà sempre il più forte in termini economici. E quello più forte può pericolosamente diventare quello che riesce ad ottenere soldi per decidere come finalizzare le sue scelte politiche. E attenzione ottenere soldi in modo criminale, cioè dal gonfiamento dei costi di appalti pubblici, quindi di fatto soldi pubblici.
E’ insopportabile. Proprio per questo è necessario rilanciare l’idea di un finanziamento pubblico della politica, legandolo alla capacità di raccolta presso i cittadini. In questo modo si legherebbe il finanziamento ad una scelta e una relazione continua con i cittadini stessi, sulla scorta del modello tedesco del cofinanziamento. Un principio di sana politica che era stato inserito nella legge 96 del 2012 e cancellato con la nuova disciplina. Si sa in Italia siamo maestri a gettare via il bambino con l’acqua sporca.
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Francesco Spanò